Quattro chiacchiere con “Maestra” Rosa D’Alo’

Entri in palestra, con ordine e disciplina gli “atleti” rispondono alle disposizione dell’istruttore.
Non sorprende l’attenzione e la partecipazione dei bambini ma l’età di questi campioncini in erba; sono bimbi di tre e/o quattro anni. Tutto trova la sua spiegazione quando l’istruttrice, la “maestra” – come la chiamano i bambini – è Rosa D’Alò.
Devi attendere che finisca tutti gli esercizi programmati, che a centrocampo si sieda per terra attorniata dai suoi piccoli e tutti insieme urlino “Un, due, tre Virtus!” .
Solo allora Rosa ti rivolge la sua attenzione e puoi fargli qualche domanda.

Sei amata dai piccoli e stimata, ammirata dalle madri. Qual’è il segreto di questo tuo strepitoso successo personale?
       Penso che molto sia dovuto, prima di ogni cosa, al mio temperamento estremamente estroverso e al desiderio  di costruire delle relazioni interpersonali costruttive, poi per la profonda passione che ho verso la mia professione.

Come hai vissuto il doppio ruolo di madre di uno dei prospetti ’97 (ndr Matteo De Gennaro) più interessanti del basket cittadino e di tecnico esperto (nonché eccellente cestista …) e competente?
        In maniera conflittuale. Ho cercato di essere il più possibile imparziale e distaccata, nel momento in cui mi  accingevo  a esprimere un parere tecnico riguardo uno dei miei figli. Anche se non sempre ci riuscivo rischiando di essere eccessivamente dura con mio figlio e con i suoi allenatori.

Cosa ti ha spinto ad abbracciare il progetto Virtus?
        In primis la stima e l’amicizia che mi lega al presidente, ma anche per la profonda passione per la  pallacanestro e soprattutto il desiderio di costruire un modo di fare basket diverso dagli altri.

Per la nostra società sei promotrice e responsabile del progetto KIDS ( destinato ai piccolissimi di 3 e 4 anni). Cosa ti spinge ad affrontare quest’impegno molto faticoso sul piano dello stress fisico e mentale?
        Sebbene estremamente stancante dal punto di vista fisico e mentale l’opportunità di aiutare a crescere delle  piccole potenziali promesse cestistiche e soprattutto nel rispetto dei loro tempi e tappe di apprendimento è  molto gratificante anche per l’approccio educativo e maieutico che consente all’istruttore di tirar fuori il  meglio di ogni allievo.

Ti dà più soddisfazione vedere i miglioramenti psicomotori dei piccolissimi o il progressivo apprendimento dei fondamentali individuali dei più grandicelli?
        Non è comparabile la soddisfazione nei progressi tra piccoli e grandi, entrambe sono esperienze costruttive ed appaganti.

Cosa chiedi al 2019?
        Che ci siano sempre più gratificazioni e soddisfazioni sia sul piano professionale sia su quello personale.

Poi arriva un drappello di mamme e s’impossessano di “Rosa”, una chiacchiera, un saluto, un incoraggiamento; Rosa ha sempre una parola da spendere per tutti.